La Giornata Internazionale della Donna e le donne che vissero la guerra in “Che strano ragazzo”

      Non è un caso che il titolo del memoriale sia la diretta citazione di una frase, indelebile, che una giovane donna di cui non sappiamo purtroppo il nome rivolge al partigiano Silla, anche conosciuto come Mario, all’anagrafe Ferdinando Pascolo: sono diverse le figure di donna che attraversano il libro così come la Storia, nella Seconda Guerra Mondiale come in tutte le guerre. Donne di ogni età, estrazione sociale e nazionalità, che saltano fuori dalle pagine con vividezza ed estremo realismo.

      Nella Giornata Internazionale della Donna, vogliamo ricordarne alcune, se non tutte: anche se la loro voce diretta può essersi perduta nei meandri della Storia, la memoria di Ferdinando ci può ancora restituire una parte della loro vicenda laddove la loro vita ha incrociato la sua, sia per un attimo, per qualche mese, o tutta la vita.

Le donne senza nome della campagna di Russia: di loro abbiamo solo brevi racconti, le loro vite condensate in poche ore. Incontriamo una giovane donna che intrattiene una relazione con un commilitone di Silla, del quale rimane incinta. Non ci è dato sapere la fine di questa relazione o di questa donna, dal momento che Ferdinando l’accompagna a trovarla durante una missione e poi non più. Della vicenda, resta impressa la madre della giovane, costretta a consegnare il marito alla polizia collaborazionista ucraina per evitare di essere arrestata insieme alla figlia. Di altre due donne abbiamo un ricordo più lungo e decisamente ancor più vivido: nel capitolo Notte nella steppa, Ferdinando, solo, bussa in piena notte alla porta di una piccola casa isolata nei pressi di Vorosilovgrad, in Ucraina, cercando riparo. Ad accoglierlo, un’altra giovane donna, una donna più anziana, a cui Pascolo si rivolge con deferenza come padrona di casa, ed una ventina di partigiani russi. La donna, dopo l’iniziale incertezza, gli offre del latte caldo – un lusso – ed il proprio letto, che pure Silla non vorrebbe accettare per rispetto. Al mattino, solo la donna più anziana è rimasta nella casa, e di lei ci rimane questo ricordo, di colei che “si comportò come tutte le madri di tutti i figli in guerra”, frase che è possibile ritrovare sulla targa commemorativa della statua della Regina Pacis realizzata da Antonio Papa ed inaugurata presso il Sacrario di Redipuglia nel 2013.

Le donne friulane durante l’occupazione: oltre al ricordo della moglie Celestina, per tutti “la Effe” (da Genoeffe) ma semplicemente Geno per Ferdinando, restano impresse la sorella Lisa, protagonista di un memorabile scambio con i soldati cosacchi dopo una razzia in un magazzino militare per i gruppi partigiani. A soli quattordici anni, li convince spavaldamente a tornare l’indomani per avere il loro compenso con poche frasi in russo imparate il giorno prima da suo fratello; e la madre, Maria Mauro in Pascolo, presente in diverse occasioni nel libro: quando rimase sei mesi all’ospedale di Gorizia per vedere del figlio Romano ferito, ma anche di tutti gli altri soldati lì ricoverati, o l’intensa scena che la vede protagonista con il figlio, momentaneamente scappato dalla quarantena a Udine appena rientrato dalla Russia, solo per vederla e farle sapere di essere vivo: “certo l’emozione fu fortissima, tanto che restò sbalordita, a bocca aperta, senza poter dire nulla. Solo i suoi occhi parlavano. In pochi attimi passò dalla sorpresa alla gioia e forse anche alla paura d’esser vittima della sua stessa immaginazione per aver visto all’improvviso un fantasma. Vidi i suoi occhi luccicare e lei vide luccicare i miei.” Resta indelebile anche la tragica figura della donna senza nome che ad Udine stringe amicizia con Ferdinando. Una giovane donna sola, che tutti credono una prostituta, ma ha in realtà dovuto abbandonare il marito e le figlie a causa di una malattia che se la porterà via troppo presto, la tisi. Ed è proprio lei a dire a Silla “che strano ragazzo che sei, Mario” (uno dei tanti nomi di Ferdinando), senza sapere che le sue parole resteranno talmente impresse e calzanti da dare il titolo ad un libro di memorie sei decenni dopo.

      Queste brevi storie possono sembrare comuni, ma sono le storie di centinaia di migliaia di donne nel mondo che vivono in tempo di guerra, di occupazione, ed anche di pace, che lavorano, studiano, vivono la loro vita senza preoccuparsi di quanto sia in realtà straordinaria.

           Cogliamo l’occasione di questa importante giornata per lanciare un appello, in accordo con il Club per l’UNESCO di Udine, a chiunque voglia condividere con noi all’indirizzo mail @umanitadentrolaguerra@gmail.com le storie e le testimonianze delle donne, friulane ma non solo, che hanno vissuto la guerra, per ridare loro la propria voce e creare uno spazio dove possano raccontare la loro esperienza di vita con le loro parole; è tempo che anche la Storia con la maiuscola prenda atto della loro presenza.

Le opere pittoriche sono parte della selezione del Concorso Internazionale di disegno per bambini “Umanità dentro la Guerra”, organizzato in collaborazione con l’International Womens Union, la Federazione Italiana Club e Centri per l’UNESCO ed il Club per l’UNESCO di Udine e Gorizia. Info presso il sito Zurart Umanità dentro la Guerra (clicca sul blu). 

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